servizi



Lo studio tramite i propri associati offre le seguenti prestazioni professionali:
1. Progettazione architettonica:
  • Progetto Preliminare
  • Progetto Definitivo
  • Progetto Esecutivo
2. Progettazione strutturale (NTC 2008):
  • Progetto esecutivo strutturale
  • Adeguamento sismico
  • Pratica per deposito al Genio Civile
  • Caricamento Sitas (solo Reg. Lazio)
3. Coordinamento della Sicurezza nei cantieri edili:
  • Coordinatore in fase di progettazione (CSP)
  • Coordinatore in fase di esecuzione (CSE)
  • Piano operativo di Sicurezza (POS)
  • Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC)
4. Prevenzione Incendi:
  • Valutazione dei progetti
  • Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)
  • Rinnovo periodico di conformità antincendio
  • Istanza di nulla osta di fattibilità
  • Istanza di deroga
Durante il corso della progettazione il cliente sarà sempre assistito non solo sotto l’aspetto puramente tecnico architettonico e strutturale ma anche sotto quello tecnico amministrativo con la predisposizione di:

5. Tutte le pratiche autorizzative necessarie:
  • Comunali (Permesso di Costruire, D.I.A., S.C.I.A., C.I.L.A.)
  • ASL
  • VV.F.
  • BB.AA.
  • Sovrintendenza
  • Catastali (Accatastamenti, Variazioni catastali, Frazionamenti, Volture)
6. Controllo dei costi di realizzazione dell’intervento:
  • Computo Metrico Estimativo
  • Capitolato d'appalto
  • Analisi Prezzi
  • Quadri Economici.

2 commenti:

  1. Ogni tanto ho dei dubbi "amletici":
    i pilastri prefabbricati monopiano sono una mensola incastrata e quindi sono tutti concordi nel fatto che la zona critica è solo alla base ed ha una estensione di circa h/3 dove h è l'altezza del pilastro e in questa zona avviene il raffittimento delle staffe; sui pilastri prefabbricati pluripiano invece ci sono diverse correnti di pensiero;
    per pilastri prefabbricati pluripiano intendo il pilastro incastrato alla base e con cerniere nel collegamento delle travi ai vari piani-travi incernierate-
    Ora nel caso di strutture pluripiano ho trovato consultandomi con alcuni colleghi due correnti di pensiero:
    a) chi considera sempre un raffittimento di h/3 alla base dove h è l'altezza totale del pilastro;
    b) chi considera un raffittimento pari ad h1/6 alla base e in sommità dove h1 è l'altezza del primo impalcato e un raffittimento di h2/6 per il secondo impalcato.
    Voi che soluzioni adottate?

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    1. Per strutture di tipo “pendolare” [incastro alla base, in fondazione, e connessioni a cerniera a livello dei vari impalcati], tipiche della prefabbricazione corrente, con momenti sismici aventi andamento di tipo tipicamente "triangolare" anziché intrecciato [“a farfalla”], l’altezza di infittimento delle staffe è pari a 1/3 dell’altezza del pilastro.
      Sostanzialmente, la giustificazione è che la zona in cui si concentra la dissipazione di energia indotta dal sisma [zona “critica”] è pressoché pari ad 1/3 del tratto di pilastro avente momento flettente col medesimo segno del momento massimo di estremità.
      Così, in un pilastro di un telaio “tradizionale”, con momento flettente indotto dal sisma tipicamente “a farfalla”, l’altezza critica è pari a 1/3*(H/2) = H/6, mentre per un pilastro “pendolare”, con andamento di M triangolare, l’altezza critica è 1/3*H.

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